cronaca

La ‘fregatura’ del Bonus Vacanze: pochi spicci e solo per una persona

Il governo si prepara ad approvare misure per sostenere i cittadini e le imprese nell’emergenza coronavirus: il bonus vacanze dovrebbe servire a  rilanciare il settore del turismo in Italia, ma c’è l’inganno.

Forse il Governo non ha ancora capito che gli italiani non hanno bisogno del brodino: basta un pò d’acqua, un dado, e chiunque è ancora in grado di farselo. Senza aiuti esterni. Nel decreto Rilancio che il Governo tarda ancora ad approvare c’è anche uno pseudo Bonus Vacanze, che però nasconde tutto il pressapochismo con il quale l’Esecutivo ha trattato l’Italia fino ad oggi in materia di aiuti economici. Dopo il bonus autonomi e quello per l’acquisto di biciclette o monopattini, arriva dunque anche il bonus vacanza. A lanciare per prima l’idea erano stati gli esponenti di Italia Viva. Una proposta per  sostenere il turismo, uno dei settori più duramente colpiti dalla crisi. Il bonus vale 500 euro per le famiglie che abbiano l’Isee non superiore ai 35 mila euro. L’importo scende a 300 euro per i nuclei familiari composti da due persone e di 150 euro per i single. Ora: quanti saranno gli italiani che tra stipendio e patrimonio immobiliare abbiano meno di 35 mila euro? E quelli che superano la soglia ma non lavorano da mesi, perchè non dovrebbero andare in vacanza? E i poveri single? Che vacanza da sogno faranno con ‘ben’ 150 euro? Il 90 % dei beneficiari userebbero questi spicci per mangiare, altro che vacanza! Il problema è che se anche volessero, non potrebbero. Già – e qui sta la seconda ‘fregatura’ – soldi in mano agli italiani non arrivano, ma saranno le imprese del turismo a doverli anticipare, salvo poi essere pagati dallo Stato. Sì, avete letto bene, Non si sa bene quando gli esercenti avranno indietro i soldi che nel frattempo i cittadini avranno speso per farsi la vacanza. Questo sarebbe un aiuto per le imprese? Non ricevono soldi e devono anticiparne altri?

“Il credito è utilizzabile, dal 1 luglio al 31 dicembre 2020, da un solo componente per nucleo familiare nella misura di 500 euro per ogni nucleo familiare. La misura del credito è di 300 euro per i nuclei familiari composti da due persone e di 150 euro per quelli composti da una sola persona”.

Nel testo del decreto si legge inoltre che il credito “è fruibile nella misura del 90 per cento in forma di sconto sul corrispettivo dovuto, anticipato dai fornitori presso i quali la spesa è stata sostenuta e per il 10 per cento in forma di detrazione di imposta in sede di dichiarazione dei redditi da parte dell’avente diritto”.

Dunque ad anticipare la maggior parte del dovuto saranno le imprese, che poi – si spera – saranno a loro volte rimborsate dallo Stato. Solo il 10% dello sconto totale (dunque 15 euro per i single, 30 per le coppie e 50 per le famiglie) sarà invece detrabile con il 730. La misura è ovviamente ancora da approvare e dunque suscettibile di ulteriori modifiche. Se così non fosse, la fregatura è servita!

 

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