cronaca

La morte del parà Emanuele Scieri: ecco come lo hanno ucciso

Comunque siano andate le cose, è vergognoso che ci siano voluti 21 anni per ricostruire i fatti. Come al solito, a pagare il prezzo più alto sono i familiari della vittima.

Emanuele Scieri era un giovane parà di 26 anni, trovato morto nell’agosto del 1999 presso la Gamerra di Pisa, dove era di servizio.

L’indagine dei Pm Militari si è ufficialmente chiusa e adesso bisognerà attendere il processo. Resta però il fatto che non è possibile che siano passati 21 anni per avere una ricostruzione e accuse ben precise per l’omicidio di questo ragazzo. Naturalmente, come sempre in questi casi, a pagare sono i familiari, che comunque dovranno ancora attendere prima di avere giustizia. E nel mentre, si ritrovano dopo tutto questo tempo, a scoprire che forse questo 26enne è stato ucciso con una violenza e una crudeltà che li perseguiteranno per il resto della vita.

Una cosa è certa, tutto questo non aiuta di certo a migliorare la reputazione del corpo militare dello stato. E da invece manforte a chi lo accusa di essere una corporazione che si nutre di una cultura violenta e che si protegge quando la situazione sfugge di mano. Questo non significa affatto che dobbiamo considerare tutti i militari delle persone violente che vivono impunemente sotto l’egida protezione dello Stato. Tra questi ci sono sicuramente bravissime persone che ogni giorno con il loro lavoro e il loro spirito di servizio ci proteggono. Ma forse è anche arrivato il momento di smetterla di parlare di poche mele marce e ragionare invece su come riformare questo corpo dello stato, affinché certe storie non accadano mai più.

Perché è doveroso ripeterlo, 21 anni sono troppi per poter produrre una semplice ricostruzione che deve ancora portare a un processo. C’è qualcosa che non va nel mondo militare, e la morte di Emanuele Scieri deve quantomeno portare lo Stato e il Ministero della Difesa a prenderne atto. 

Ma andiamo ai fatti.

La procura Militare di Roma, sotto la guida di Marco de Paolis, ha emesso un avviso di fine indagini riguardo la morte di Emanuele Scieri. Nel documento vengono messi sotto accusa tre commilitoni, superiori della vittima all’epoca dei fatti, che  facevano parte del Reparto corsi del Centro di Addestramento Paracadutismo della Gamerra. I tre militari, Alessandro Panella, Andrea Antico e Luigi Zabara, sono accusati di omicidio pluriaggravato in concorso. La procura nel suo documento conclusivo delle indagini afferma che i tre avrebbero ucciso il giovane militare con metodi violenti, selvaggi e crudeli.

Emanuele Scieri a quei tempi svolgeva il ruolo di parà all’interno dello stabilimento militare di Pisa. Seconda la ricostruzione della Procura Militare, il giovane, che all’epoca aveva 26 anni, stava effettuando una chiamata di nascosto prima di tornare nella sua camerata. Durante la telefonata è stato sorpreso dai tre, che gli hanno subito fatto notare che non aveva il permesso di farlo.

A quel punto per punirlo, lo hanno costretto ad effettuare numerose flessioni sulle braccia. Mentre Scieri le eseguiva per scontare la sua “punizione”, i tre avrebbero iniziato a colpirlo violentemente sulla schiena con dei pugni, facendo inoltre pressione sulle sue dita con i loro anfibi. In seguito, lo avrebbero costretto ad arrampicarsi sulla scala di sicurezza vicino la torre di prosciugamento, slacciandogli le scarpe in modo che potesse aiutarsi solo con le braccia. Dopodiché, sempre secondo la ricostruzione della Procura, Scieri avrebbe tentato di salire per allontanarsi da loro e mettersi in salvo, ma fu bloccato da Panella che lo avrebbe iniziato a picchiare all’interno della scala. A quel punto, il giovane 26enne avrebbe perso l’equilibrio cadendo da un’altezza di cinque metri. Sembra inoltre che nonostante la caduta fosse rimasto in vita, e che sia morto invece per il mancato soccorso dei tre suoi superiori. 

Si chiude così l’indagine dei pm militari, che dunque accusano le tre persone in questione di un omicidio avvenuto con una crudeltà disumana, che colpisce come un pugno allo stomaco solo a leggerne la ricostruzione. 

Adesso però bisognerà attendere il processo. Quanto tempo dovrà passare prima i che suoi familiari possano chiudere questa storia e ottenere giustizia? Purtroppo non ci è dato saperlo, ma lo Stato deve prendere atto che tutto questo è inaccettabile.

Iscriviti - Commenta