cronaca

Paolo Polli, il ristoratore in sciopero della fame da 8 giorni: chi piange per lui?

La ministra Bellanova ha vinto la sua battaglia per la quale aveva anche minacciato di dimettersi in caso di sconfitta. Ma chi pensa agli invisibili italiani?

Ben venga la sanatoria voluta fino alle lacrime dal minsitro Bellanova sulla regolarizzazione di migliaia di stranieri senza permesso di soggiorno che fino a ieri erano sfruttati dal caporalato e dalla mafia. Purchè a questo provvedimento segua un’attenzione alta del governo anche a i milioni di invisibili – eppure visibili – italiani che hanno perso il lavoro e non sanno come sfamare i propri figli. Sono uomini e donne che non hanno pretese di cibi caldi, cellulari e sigarette, ma vogliono semplicemente tronare a lavorare. Come Paolo Polli che insieme ad una cinquantina di titolari di bar, pub e ristoranti, aveva partecipato alla manifestazione dello scorso 6 maggio con tanto di multe. Da quel giorno ha deciso di continuare la sua protesta in attesa di istruzioni più chiare sulla riapertura. E ora chiede “una riduzione di tasse e accise, almeno per un annetto” oltre a “qualcosa a fondo perduto per comprare sedie, tavoli, pedane per allestire un dehors”. Paolo non mangia da 8 giorni e da quattro notti dorme sotto il monumento ‘della movida’ con un sacco a pelo che “non avevo mai aperto prima in vita mia”. Paolo Polli è uno dei ristoratori milanesi multati per 400 euro per aver manifestato lo scorso 6 maggio all’Arco della Pace di Milano. Da quel giorno, il proprietario del ristorante pizzeria Ambaradanffd ha deciso di continuare a protestare, facendosi portavoce di tutti gli altri titolari di pub, bar, ristoranti. “Fino all’approvazione del decreto io sto qui, a oltranza”, aveva detto. Oggi che il decreto rilancio è stato approvato, la protesta continua fino a che non saranno lette attentamente le 464 pagine dello stesso.

La ‘casa’ di Paolo Polli

Sono tanti, ha raccontato Polli, quelli che si fermano a scambiare due arole con lui. “Mi esprimono solidarietà anche i carabinieri e i poliziotti, le persone mi portano acqua, succhi di frutta, va bene manifestare ma non posso mica morire. Per ora sto bene e voglio portare avanti questa cosa”. Sono arrivati anche tanti politici, ma il ristoratore non vuole fare nomi. “Sono un imprenditore non mi interessano i cappelli politici”. Sulle multe ancora nessuna risposta ufficiale, ma il ristoratore è convinto che, anche dopo il confronto avuto con il questore di Milano, “il buonsenso le farà togliere“.

Ieri a Dissapore ha spiegato che chiede di “poter riaprire in dignità” e per farlo “l’unica soluzione sarebbe portare le spese allo stesso livello delle previsioni di incasso, con una riduzione di tasse e accise, almeno per un annetto. E ovviamente ottenere la cassa integrazione per i ragazzi che non potranno lavorare. Se non danno la cassa integrazione, perlomeno che ci tolgano le tasse sui dipendenti. E che ci diano qualcosa a fondo perduto per comprare sedie, tavoli, pedane: il necessario per allestire un dehors”.

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