cronaca

Coronavirus, la rabbia di De Donno: “tutto resta in mano a scienziati prezzolati”

Per il pneumologo, la lotta al coronavirus è stata lasciata in mano a medici e scienziati che possiedono dei conflitti di interesse inaccettabili. 

Giuseppe De Donno è molto arrabbiato.

Il pneumologo, diventato famoso per la sperimentazione della terapia con il plasma che sta conducendo per curare il Covid-19, ha rilasciato un’intervista dai toni molto accesi al settimanale Oggi. In questa, De Donno ha spiegato di aver maturato in queste settimane alcuni rimpianti. Il medico infatti ha spiegato che si è reso conto di essere venuto meno a un suo dovere civico. A suo parere infatti doveva iniziare “ ad alzare la voce prima” in quanto “se tutto resta in mano a scienziati prezzolati non si va da nessuna parte. Quando parlo a un congresso, la prima slide che proietto riguarda il conflitto di interessi. Io non ne ho. Mi piacerebbe che i medici che vanno in tv facessero lo stesso”.

Accuse di un certo rilievo quelle che De Donno rivolge ai suoi colleghi, che sicuramente scateneranno molte polemiche nei prossimi giorni. 

Per quanto riguarda invece coloro che lo accusano di essere un no-vax, il medico ha spiegato che “sono per le vaccinazioni. Non avrei nulla in contrario se un giorno il plasma con gli anticorpi contro il Covid fosse elaborato industrialmente. Sono un medico e devo salvare la vita ai pazienti. Il resto non conta.”

De Donno si è inoltre speso in un elogio sul Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che lui considera in questo momento “l’unico faro che abbiamo”. Ha poi voluto sottolineare che non rinnega nulla di tutte le dichiarazioni rilasciate sinora, perché il suo obiettivo non certo quello di diventare un star della televisione, ma di richiamare l’attenzione su una cura contro il coronavirus che a suo parere sta dando dei risultati concreti. 


Infine, il pneumologo ha espresso alcune considerazioni sulla natura del coronavirus affermando che il Lombardia, nessuno dei quattro ceppi analizzati è identico a quello cinese. E in ogni caso, si sa ancora troppo poco del Covid-19 per poter esprimere giudizi definitivi. A suo parere però  “i primi pazienti sono di fine settembre. Una forma aggressiva, che ha avuto uno stranissimo picco tra ottobre e novembre e che colpiva soprattutto gli adolescenti. Sono sicuro fossero riconducibili al coronavirus. Non riusciamo a capire come mai però la grande diffusione sia esplosa mesi dopo. Forse la prima ondata, quella dello scorso autunno, era causata da un ceppo meno contagiosa.”

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