cronaca

Paolo Siani: la mafia funziona meglio dello Stato

Le indagini condotte dalle forze dell’ordine di Napoli, hanno rivelato come i clan mafiosi si assicurino l’omertà delle famiglie di chi sta in carcere, fornendo loro un forte sostegno economico. 

La Dda Di Napoli, nella giornata di ieri 26 maggio, ha arrestato 16 persone con l’accusa di fare parte del clan dei Polverino. Le indagini condotte dagli inquirenti hanno inoltre svelato che diverse famiglie mafiose, tra cui quelle dei Nuvoletta, dei Polverino e degli Orlando, negli ultimi 35 anni hanno sostenuto economicamente le famiglie di Armando del Core e Ciro Cappuccio, condannati all’ergastolo e attualmente in carcere per aver ucciso il giornalista Giancarlo Siani. 

Non poteva naturalmente mancare la reazione di Paolo Siani, fratello del giornalista ucciso che nel frattempo è divenuto parlamentare. Questi infatti, ha pubblicato un video sul suo profilo personale di Instagram, accompagnato da una dura didascalia che recita “Il welfare criminale funziona di più e meglio di quello dello Stato. È triste dirla ma sembra proprio che sia così”.

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Il “welfare criminale” funziona di più e meglio del welfare dello Stato. È triste dirlo ma sembra proprio che sia così.

Un post condiviso da Paolo Siani (@siani.paolo) in data: 26 Mag 2020 alle ore 7:49 PDT

 

Nel video Siani pone l’accento sulla forza di questo sistema di welfare messo in piedi dalle mafie, che gli permette di mantenere il silenzio e il rispetto delle famiglie degli affiliati che finiscono in carcere. Inoltre, Siani sottolinea anche il fatto che, per combattere in maniera efficace la mafia, occorre una risposta da parte dello Stato, che vada oltre il lavoro sul campo svolto quotidianamente da magistrati e forze dell’ordine.

Per il parlamentare bisogna dimostrare all’intero territorio, che soltanto lo Stato è in grado di fornire un sistema di protezione sociale che dia realmente benessere ai cittadini.

D’altronde, che i clan sostengano economicamente le famiglie di chi è finito in carcere non è certo una novità, e in particolar modo nel territorio napoletano, questo è un fatto che Roberto Saviano ha denunciato più volte. 

La speranza adesso, è che questo appello non rimanga nel vuoto

Il problema però, è che questa vicenda accade a distanza di poche settimane dallo scandalo che ha coinvolto il Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, che riguarda le incredibili circostanze che hanno portato alla scarcerazione di molti boss mafiosi.

Il caso, portato all’attenzione mediatica dalla trasmissione Non è l’Arena condotta da Massimo Giletti, possiede purtroppo una certa consistenza, considerato che ha portato alle dimissioni sia del capo del Dap che del capo di gabinetto del Ministero. Spetta adesso al Ministro Bonafede, che di recente si è dovuto scontrare con una mozione di sfiducia da parte delle opposizioni che alla fine non è andata a buon fine, raccogliere l’invito di Paolo Siani e tentare di fare qualcosa per mettere fine a questo sistema di protezione sociale garantito dai clan.  

Anche perché, finché la mafia è in grado di offrire queste certezze economiche ai suoi affiliati e alle loro famiglie, abbattere il velo di omertà che la protegge sul territorio, resta molto complicato.

Iscriviti - Commenta