cronaca

Proteste e denunce a Roma e Milano: chi sono i gilet arancioni?

I “gillet arancioni” si sono radunati in più di trenta città in tutta Italia per protestare contro il governo. 

Il movimento guidato da Antonio Pappalardo aveva fatto il suo “esordio” nel dibattito pubblico nel 2019. In quell’occasione infatti, centinaia di persone scesero in piazza vestite con dei gilet arancioni per protestare e chiedere sostegno agli olivicoltori pugliesi colpiti pesantemente dal virus Xylella. 

Adesso, il movimento sembra essersi evoluto e le manifestazioni di ieri, sembrano avere un’identità politica molto più chiara e definita. Tra gli slogan e i cartelloni che si potevano leggere nelle varie piazze italiane, figurano frasi come “fermiamo la dittatura della sanità” oppure “ stop alla mascherine”. 

Nonostante abbiano preso un nome simile, e la loro protesta lo scorso anno sia stata sicuramente ispirata da quello che accadeva in Francia, resta comunque difficile scorgere delle similitudini con il movimento dei “gilet gialli”. 

Quest’ultimo, era una protesta popolare che coinvolgeva diversi ceti della popolazione, che si erano uniti per protestare contro il governo. Un movimento trasversale che non voleva schierarsi politicamente e che accoglieva chiunque ritenesse ingiuste le riforme attuate dall’esecutivo guidato da Macron. 

Coloro che hanno protestato ieri in tutta Italia hanno una storia molto diversa, e bisogna inoltre considerare che i veri “gilet arancioni”, ovvero coloro che avevano preso parte alle proteste dell’anno scorso, hanno deciso di dissociarsi pubblicamente dalle manifestazioni di ieri. 

I raduni hanno generato diversi momenti di tensione in alcune città, anche perché sono scattate diverse denunce da parte delle varie prefetture in quanto sembra che molti manifestanti abbiano violato le norme anti Covid-19. 

A Milano, in Piazza Duomo, si è tenuta forse la manifestazione più importante per i gilet arancioni. Questo perché è lì che era presente il leader del movimento Antonio Pappalardo, un ex carabiniere che negli ultimi anni ha deciso di dedicare la sua vita all’attivismo politico. 

Questi è stato denunciato in quanto responsabile dell’organizzazione dell’evento.  

Il raduno era stato autorizzato, ma il problema riscontrato dalle forze dell’ordine durante la manifestazione era che nessuno dei partecipanti ha poi rispettato le misure di distanziamento sociale imposte dal governo. Oltre a questo, ha fatto molto scalpore il fatto che Pappalardo abbia parlato ai microfoni rifiutandosi anche solo di di indossare la mascherina. 

È stato lo stesso sindaco di Milano Beppe Sala, a chiedere al prefetto di Milano che coloro che avevano organizzato la manifestazione fossero denunciati. A suo parere infatti, quello che si è verificato ieri è stato “un atto di irresponsabilità in una città come Milano che così faticosamente sta cercando di uscire dalla difficile situazione in cui si trova”.  

Molto duro è stato anche il commento sulla vicenda di Marco Fumagalli, capo gruppo lombardo dei 5 Stelle, che ha dichiarato che “I gilet arancioni si sono presi gioco dei milanesi e hanno infranto le regole per ignoranza e inciviltà. Chi ha autorizzato questo assembramento? Perché non è stato impedito? Se da domani aumenteranno i contagi chi sarà il responsabile?”. 

Stessa situazione a Roma, dove si sono vissuti momenti di forte tensione.  

Questo anche perché nella Capitale si è svolta in parallelo una manifestazione chiamata “Marcia Su Roma” organizzata dal alcuni movimenti di estrema destra, tra cui Casapound. Alcune via della città, come Piazza Venezia o Via del Corso, sono state costrette alla chiusura del traffico a causa della presenza di un gruppo numerosissimo di manifestanti che voleva andare a protestare sotto Palazzo Chigi. 

Sono stati però bloccati preventivamente dalla forze dell’ordine, che hanno dovuto schierarsi in assetto antisommossa per contenere i manifestanti. Circa settanta persone che hanno preso parte a questa “Marcia Su Roma” sono state denunciate per manifestazione non autorizzata. 

Quello che è successo ieri, è comunque destinato ad alimentare il dibattito pubblico su quanto il momento storico che stiamo vivendo possa limitare il diritto a protestare di queste persone

Se da un lato infatti, è perfettamente legittimo condannare chiunque non abbia rispettato le misure di distanziamento sociale imposte dal governo, dall’altro alcune critiche, come quelle di chi ha accusato queste persone e lo stesso Pappalardo di non aver indossato o addirittura utilizzato la mascherina per parlare, pongono comunque dei problemi riguardo la democrazia in cui viviamo. 

È possibile per una persona parlare a un microfono utilizzando un dispositivo di protezione? È giusto condannare chi quella mascherina l’ha tenuta sotto la bocca per poter urlare il suo grido di protesta? 

Bisogna sicuramente avere rispetto per i morti causati da questa epidemia.

Ma forse bisognerebbe averne altrettanto per tutti coloro ad esempio che non hanno ancora ottenuto la cassa integrazione dal governo, non sanno come sfamare i propri figli, e nelle manifestazioni organizzate ieri hanno trovato forse l’unico modo per far sentire la propria voce. 

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